I desideri sono la molla della nostra vita





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Quando non si hanno argomenti solidi per sostenere una tesi perlomeno coraggiosa allora si inizia a deviare la storia sui propri binari, in modo che gli eventi vengano centrifugati in un cocktail da vendere ai più creduloni. La rivista "Famiglia Cristiana" non ha niente da spartire con la fede che essi professano.
Riporto di seguito una dichiarazione del suo vicedirettore.
''E' giunta l'ora di dire grazie a Israele'': nel commento di questa settimana, affidato al vicedirettore Fulvio Scaglione, Famiglia Cristiana ricorda i sessant'anni dello Stato di Israele che si celebrano in questi giorni tra le polemiche per l'invito allo Stato ebraico come ospite d'onore alla Fiera del Libro di Torino. ''La ragione e' semplice - scrive il settimanale cattolico -: Israele, come peraltro il vicino Libano, e' uno Stato multireligioso, multiculturale e multietnico in un Medio Oriente che pratica, al contrario, l'esclusivismo religioso, culturale o etnico, quando non tutti e tre insieme''.
Israele e' definito ''un'oasi che 7 milioni di uomini e donne custodiscono in un oceano di sabbia, un modello di apertura alla diversita''', poiche' ''nessuno Stato e' riuscito come Israele a integrare un numero di immigranti pari a cinque volte la popolazione iniziale del Paese, ad accostare nel solo nome della fede profughi etiopi e refuzniki russi, universitari americani e artigiani yemeniti''. ''Non ci sfugge il modo in cui tutto questo e' stato concepito, realizzato e difeso - scrive pero' il settimanale - le guerre difensive (1948, 1967 e 1973), il terrorismo e l'irredentismo palestinese, l'ostilita' degli Stati che negano a Israele il diritto a esistere hanno creato una 'sindrome del nemico' che la politica sfrutta come collante di una societa' frammentata perche' inclusiva e aperta''. ''Se un giorno - conclude Famiglia Cristiana - i Paesi arabi sapranno meditare la propria storia e farsi competitivi nella gara della pace, molto del merito andra' a Israele''.




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...nel frattempo, c’è chi le armi aveva cominciato a consegnarle, ma in un modo assai diverso da quello chiesto dal premier al Maliki.
Mentre continuavano ad arrivare informazioni secondo le quali fra le forze governative le defezioni sarebbero state numerose, a Sadr City, a Baghdad, un gruppo di poliziotti aveva abbandonato le proprie postazioni e consegnato le armi all’ufficio locale di Sadr.
"Non possiamo combattere i nostri fratelli dell’Esercito del Mahdi, quindi siamo venuti qui a consegnare le nostre armi", aveva detto un poliziotto che aveva voluto restare anonimo per ragioni di sicurezza alla Associated Press, aggiungendo che circa 40 poliziotti sarebbero passati nelle fila della milizia di Sadr.
Sono ovviamente cifre che non c’è modo di confermare; tuttavia, alcune immagini della APTN (la televisione della Associated Press) avevano mostrato una decina di poliziotti in divisa, con il volto mascherato per proteggerne l’identità, mentre incontravano lo sceicco Salman al-Feraji, il principale rappresentante di Muqtada al-Sadr Sadr City. Al-Feraji salutava i poliziotti uno per uno, dandogli una copia del Corano e un ramoscello di olivo, mentre consegnavano le loro armi e le munizioni.

http://maurobiani.splinder.com/
Le scelte di Magdi Allam sono veramente disinteressate?
Ciò che non apprezzo di questa persona è la quantità esagerata di inchiostro che spende per attaccare gli arabi che si macchiano di crimini e non allineati con la politica di Washington, mentre mostra una compassione interessata nel soprassedere quando si tratta di scrivere articoli nei confronti dei criminali "politically correct".
Come sempre accade: due pesi e due misure.